Oltre i genitori

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Gesù disse:

Se uno viene a me e non odia il padre e la madre, la moglie e i figli, i fratelli e le sorelle, e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.

Luca 14:26

Chiariamo un attimo. L’odio di cui parleremo non è un sentimento, non è qualcosa che si prova verso qualcuno; l’odio di cui parleremo è uno strumento. Più precisamente sarebbe meglio parlare di disprezzo, ovvero del processo in cui si toglie il “prezzo”.

È come trovarsi davanti un vestito e lo si valuta solo in base al prezzo e si ritenesse che il prezzo sia ciò che definisce il valore del vestito. Il disprezzo significa andare oltre al prezzo e valutare “spietatamente” il vestito osservando la fattura, il materiale, il ricamo, le fantasia, ecc… per così poi riuscire a valutare oggettivamente il vestito. Andando oltre le influenze imposte precedentemente dal cartellino col prezzo.

Gesù non intende dire che odiare i genitori sia cosa buona e giusta.

Tant’è che sarebbe contraddittorio rispetto al secondo comandamento dell’amore “ama il prossimo tuo come te stesso”.

Ma allora perché e quale è l’insegnamento e il messaggio che vuole essere tramandato dicendoci che per essere suoi discepoli dobbiamo odiare  la famiglia e la nostra stessa vita?

Perché la liberazione avviene allontanando e andando oltre ciò che non siamo per essere ciò che si è. O come scrive Nietzschediventare ciò che si è”. Significa superare tutto ciò che impedisce a noi stessi di raggiungere noi stessi.

E questo è quasi sempre l’amore (anche se in realtà è mera idolatria) e l’imitazione di ciò che non siamo. Ed essendo i nostri genitori il nostro primo e necessario modello imitativo, oltre a tutte le dinamiche di attaccamento descritte dalla psicologia, se non odiamo/disprezziamo i nostri genitori finiremo per essere mere loro copie.

Odio, o disprezzo, come filtro oggettivo

Nietzsche scrive che l’odio, o disprezzo, è un filtro necessario per elevarsi oltre le catene mentali, sociali, psicologiche e spirituali. L’odio ti permette di guardare con l’occhio dell’allenatore e non della madre amorevole. In altre parole: osservi oggettivamente la realtà e in questo modo può apportare una vera e seria critica alla tua vita, ai tuoi pensieri, ai tuoi comportamenti e in questo caso verso i tuoi genitori.

Disprezzare qualcosa significa togliere il prezzo che in maniera soggettiva e arbitraria gli abbiamo posto. Ovvero, consiste nel prendere in considerazione qualcosa per ciò che è e non per ciò che vogliamo o crediamo che sia.

Lo «sguardo così obiettivo, così “spietato”, da poter considerare se stessi tramite la lente di un tale disprezzo (ossia, al di là di qualsiasi giudizio di valore), allora, quello che si raggiungerebbe, sarebbe una forma “pura” di amore, ossia purificata da tutte le contingenze, dagli interessi, dalla materialità, dagli psicologismi: “la conoscenza di sé sorge dalla giustizia verso di sé”»

A. Lucci, La stella ascetica. Soggetivazione e ascesi in Friedrich Nietzsche, cit., p. 54.

Odiare i propri genitori pertanto significa, sotto questa pratica spirituale:

rifiutare di essere copie o imitatori dei propri genitori. Significa diventare figli di sé oltre le catene e le leggi dell’insegnamento genitoriale.

Sdivinizzare i genitori

Odiare i propri genitori smettere di percepire e vedere i propri genitori come divinità, per iniziare a vederli per quello che sono: persone, umani, imperfetti. Perciò Gesù dice:

«Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me.» (Matteo 10:37). Perché significa che stiamo ancora divinizzando gli uomini.

Nietzsche quando scrive L’Anticristo parla esattamente dello stesso meccanismo. Gesù, l’uomo, è l’opposto e la negazione di Cristo ovvero della divinità, perciò Gesù stesso è il vero anticristo. Il che nel nostro discorso ci dice che la divinizzazione delle persone ci porta inesorabilmente lontano dagli uomini. Ci impedisce di conoscere e di amare gli uomini perché entriamo in una dimensione asimmetrica e di potere. Il disprezzo del divino è la strada per incontrare veri uomini e non falsi idoli.

Non ci sono vie di mezzo. O si è liberi secondo la legge dell’amore, oppure schiavi secondo la legge degli uomini divinizzati. In questo contesto secondo la legge arbitraria dei genitori.

Per arrivare ad amare, ovvero congiungersi autenticamente col prossimo e con se stesso, è prima necessario odiare ciò che non è utentico, dunque ciò che impedisce a priori la possibilità di amare e di amarsi.

Nella sapienza e filosofia orientale troviamo scritto: «If you meet the Buddha on the road, kill him.»  attribuito a Linji Yixuan (Rinzai/Chan); e la variante popolare e sintetica: «If you meet your parents, kill your parents».

Persone e non divinità

Questo percorso significa passare dalla divinizzazione (superstizione e timore) dei genitori verso un amore per propri i genitori e per se stesso.

Divinizzare i genitori conduce ad assimilare delle leggi, delle regole e dei giudizi che inesorabilmente andranno a punirci e a farci sentire sbagliati. Perché sentiamo che dobbiamo essere come loro sono o come loro vogliono, anziché sentire e seguire i nostri desideri e percorsi di vita.

Quando si ha davanti una divinità si sente il suo potere e si percepisce timore anziché amore.

Finché abbiamo divinità e non persone come genitori sentiremo il loro potere anziché il loro amore.

Ovviamente, l’odio e il disprezzo di cui abbiamo parlato non è ad personam ovvero non ha come oggetto una persona. Perché altrimenti rimarremo nella dimensione soggettiva e arbitraria, ovvero di timore/odio della divinità. L’odio e il disprezzo hanno il valore e l’utilità di un metodo come la meditazione. Ovvero, devono essere intesi non come sentimenti ma come strumenti.

In questo senso l’odio per i genitori implica togliere quel valore divino, quel prezzo, che gli abbiamo naturalmente dato nel corso della nostra crescita, per accoglierli e accettarli per le persone che sono.

Odiare e disprezzarei propri genitori consiste, pertanto, nel rimuovere l’immagine del genitore divinizzato per congiungersi con il genitore umano. Significa uscire da un rapporto di potere ed entrare in una relazione di amore tra simili.


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